MUSEO ROSENBACH - ZARATHUSTRA --lp's mint-mint
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Description
Alla fine degli anni sessanta nel sanremese è attivo il gruppo La Quinta Strada, formato da Alberto Moreno (tastiere), Pit Corradi (chitarra solista), Giancarlo Golzi (batteria), Marco Biancheri (voce), e come bassista un toscano detto "Calore" che suona cover di motivi beat e blues anglosassoni. All'inizio del 1971, con l'arrivo di Enzo Merogno (chitarra) e Leonardo Lagorio (fiati) da Il Sistema[1], e il cantante Stefano "Lupo" Galifi, il gruppo cambia nome per iniziativa di Moreno in Inaugurazione del Museo Rosenbach. La band inizialmente prosegue con un repertorio basato su cover di grandi complessi progressive anglosassoni e brani originali, suonando come gruppo di supporto nei concerti di affermati artisti liguri, tra i quali Ricchi e Poveri e Delirium. Lagorio abbandona poco dopo per entrare nei Celeste.
Nel 1972 il gruppo viene contattato da Angelo Vaggi della Dischi Ricordi, che stava lanciando numerosi gruppi progressive (fra gli altri, il Banco del Mutuo Soccorso e la Reale Accademia di Musica). Il gruppo, che ha già il materiale per un disco, abbrevia il nome in Museo Rosenbach ed esegue un provino con il solo "Lupo" Galifi alla voce (pubblicato vent'anni dopo dalla Mellow Records). Con la Dischi Ricordi il Museo Rosenbach pubblica Zarathustra nel 1973, un album che viene spesso annoverato fra i migliori lavori del progressive italiano[2]. Il disco è interamente un lavoro di Moreno, e rappresenta un ottimo esempio di rock sinfonico ben suonato e con le tastiere in grande evidenza. I testi a tema secondo i canoni del concept album nascono da una ricerca filologica ancora una volta di Moreno, tradotta in liriche dal paroliere Mauro La Luce[3]. L'album nonostante l'impegno della Ricordi si rivela un insuccesso commerciale, soprattutto a causa dell'erronea valenza politica che gli viene attribuita: la copertina del vinile concepita dal grafico della casa discografica Cesare Montalbetti su sfondo nero, raffigura un inquietante volto umano grazie a un collage di vari oggetti, tra i quali compare il mezzo busto di Mussolini. L'orientamento del movimento progressive italiano del tempo, con la maggior parte dei gruppi dichiaratamente schierata a sinistra, non favorì certo la promozione del disco. È proprio per tentare di uscire da questa uniformità un po' conformista che si era fatta quella scelta: il gruppo era stato vittima della sua stessa provocazione. Si aggiunga poi che il tema dell'album ruota attorno all'opera Così parlò Zarathustra del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, generalmente frainteso come ispiratore di ideologie totalitarie. A poco valsero le smentite della Ricordi e degli stessi membri del gruppo, superficialmente tacciati di fascismo, il Museo venne emarginato dai contesti musicali dell'epoca, e censurato persino dalla Rai Tv. Il gruppo riesce a partecipare al Festival di Musica d'Avanguardia e di Nuove Tendenze di Napoli, ma poco dopo finisce per sciogliersi. Nel 1975 il batterista Giancarlo Golzi entra nei Matia Bazar con i quali riscuote un grande successo commerciale
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