KEITH TIPPETT GROUP - DEDICATED TO YOU BUT YOU WEREN'T LISTENING vertigo 6360024
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Dec 13, 2021 Sold Date
Sep 30, 2017 Start Date
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Description

LA SUPERIORITA' DELLA MUSICA SU VINILE E' ANCOR OGGI SANCITA, NOTORIA ED EVIDENTE. NON TANTO DA UN PUNTO DI VISTA DI RESA, QUALITA' E PULIZIA DEL SUONO, TANTOMENO DA QUELLO DEL RIMPIANTO RETROSPETTIVO E NOSTALGICO , MA SOPRATTUTTO DA QUELLO PIU' PALPABILE ED INOPPUGNABILE DELL' ESSENZA, DELL' ANIMA E DELLA SUBLIMAZIONE CREATIVA. IL DISCO IN VINILE HA PULSAZIONE ARTISTICA, PASSIONE ARMONICA E SPLENDORE GRAFICO , E' PIACEVOLE DA OSSERVARE E DA TENERE IN MANO, RISPLENDE, PROFUMA E VIBRA DI VITA, DI EMOZIONE E  DI SENSIBILITA'. E' TUTTO QUELLO CHE NON E' E NON POTRA' MAI ESSERE IL CD, CHE AL CONTRARIO E' SOLO UN OGGETTO MERAMENTE COMMERCIALE, POVERO, ARIDO, CINICO, STERILE ED ORWELLIANO,  UNA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE SCHIZOFRENICA E NECROFILA, LA DESOLANTE SOLUZIONE FINALE DELL' AVIDITA' DEL MERCATO E DELL' ARROGANZA DEI DISCOGRAFICI . 

THE KEITH TIPPETT GROUP
Dedicated to you , but you weren't listening      
Disco LP 33 giri , 1971, vertigo, 6360 024, United Kingdom , first pressing , gatefold cover  / copertina apribile,  swirl label / etichetta a spirale 
il prodigioso ed emblematico timballo prog-jazz con vaghe ed ambigue contaminazioni minimaliste ad opera del falso sestetto allargato messo in piedi (Robert Wyatt a parte che è ugualmente irresistibile anche se sta solo seduto) dall' estroso pianista di lunga strada Keith Tippett, che ingaggia e raduna al suo servizio una ciurma disorganica ma affiatatissima di eccellenti virtuosi ed avanguardisti della performance e dell' espressione musicale dentro e fuori dalle righe e dalle partiture
CONDIZIONI OTTIME, vinyl ex++/NM , cover ex++
Catalogo: 6360 024 Data di pubblicazione: 1971 Supporto:vinile 33 giri Tipo audio: stereo Dimensioni: 30 cm. Facciate: 2 Gatefold cover  / copertina apribile, swirl label / etichetta a spirale, original vertigo swirl inner sleeve / custodia interna originale con motivo a spirale ed occhiello centrale

Track listing

Side A 1 This is What Happens
2 Thoughts to Geoff 
3 Green and Orange Night Park 

Side B
1 Gridal Suite
2 Five After Dawn
3 Dedicated to You, But You Weren't Listening 
4 Black Horse 

Musicians
Keith Tippet / piano, keyboards
Nick Evans / trombone
Mark Charig / Cornet
Elton Dean / sax
Roy Babbington , Neville Whitehead / bass
Robert Wyatt, Phil Howard, Brian Spring / drums Tony Uta / conga , cow bell Gary Boyle / guitar

Keith Tippet, nato Keith Graham Tippetts (Bristol, 25 agosto 1947), è un tastierista e compositore britannico.

Ottimo pianista, ha saputo farsi apprezzare da una discreta cerchia di appassionati ma non ha mai avuto un travolgente successo di pubblico: raggiunse il massimo della fama nel momento in cui il rock stava soppiantando il jazz, genere che Tippett predilige.

Oltre che comporre la musica e suonare nei suoi lavori solisti e in quelli delle svariate band di cui ha fatto parte, ha scritto musiche per film, per la televisione e brani di musica contemporanea per quartetti d'archi e per piano.

Figlio di un poliziotto, formò la sua prima jazz band a scuola. Nel 1967 formò un sestetto che comprendeva Elton Dean al sassofono, Mark Charig alla tromba e Nick Evans al trombone. Il gruppo trovò un duraturo ingaggio al famoso locale 100 Club di Londra, che gli permise di mettersi in luce e di pubblicare per la Vertigo Records un album nel 1970 ed uno nel 1971.

Significativo fu in quel periodo per Tippett l'incontro con i jazzisti sudafricani dei Blue Notes di Chris McGregor, con i quali avrebbe sviluppato negli anni successivi diverse collaborazioni. Tra questi vi erano Dudu Pukwana, Louis Moholo, Mongezi Feza e Harry Miller. Quest'ultimo era il fondatore della Ogun Records, che avrebbe poi pubblicato alcuni degli album di Tippett.
Con il contrabbassista Harry Miller ed il batterista Louis Moholo, ha formato una formidabile sezione ritmica le cui combinazioni sono state tra le più eccitanti del panorama jazzistico britannico.

Nel 1970 ha sposato la cantante ed attrice Julie Driscoll, con cui ha dato vita anche ad un sodalizio artistico tuttora in attività. Oltre ad eseguire diversi album insieme, entrambi hanno anche collaborato a lavori solisti del partner. Il timbro da soprano della Driscoll avrebbe aggiunto nuovi spunti alla musica di Tippett, che nello stesso periodo cominciò a scrivere colonne sonore per la TV.

Sempre nel 1970 formò la big band Centipede, che riunì insieme diverse generazioni di musicisti jazz e rock britannici. Il gruppo si è esibito in alcuni concerti ed ha pubblicatoato l'album doppio Septober Energy, prodotto da Robert Fripp. A causa dei costi eccessivi di gestione - i Centipede erano composti da circa cinquanta elementi - il gruppo si sciolse l'anno successivo.

Nei primi anni settanta ebbe una discreta fama partecipando a tre dei primi album dei King Crimson, e apparendo con loro alla trasmissione della BBC Top of the Pops). I suoi due lavori con il trio Ovary Lodge, da lui formato nel 1973 e prodotto da Robert Fripp, si collocano tra le atmosfere della free improvisation.

Negli anni settanta ed ottanta, tra i più importanti artisti nei cui album collaborò ci furono Elton Dean, Arthur Brown, Dennis Gonzalez, Dudu Pukwana, Louis Moholo e Hugh Hopper. Durante tutta la carriera ha formato numerosi gruppi. Nel 1978 fu la volta degli Ark, una banda di 22 elementi che si sciolse dopo la pubblicazione dell'unico disco realizzato. Tra i vari gruppi nei quali è entrato, particolare importanza hanno i Dreamtime, di cui fa parte anche Nick Evans, vecchio compagno degli esordi musicali, e la Dedication Orchestra, che fa riferimento al progetto dei Brotherhood of Breath.

Verso la fine degli anni ottanta formò i Mujician, gruppo con cui ha inciso diversi album e suona tuttora musica di free improvisation. Tra gli innumerevoli dischi e tournée compiute, vi è un concerto tenuto nel 2004 a Ruvo di Puglia con una band italiana di 20 elementi, i Canto Generale, con la moglie Julie e con Louis Moholo. Una registrazione di questo evento è stata pubblicata nel 2007 dalla Ogun Records nell'album Viva la Black Live at Ruvo.

Nel 2009 è stato ospite della manifestazione "Eventi in Campus", parallela ai Campus di Alta Formazione Artistica e Musicale tenuti a Santa Severina (Kr).

Nel 2011, con il nuovo Keith Tippett Octet, ha inciso l'album From Granite To Wind, pubblicato dalla Ogun Records.


Keith Tippett Group biography
The first time progheads (and the rock world in general heard) the name of Keith Tippett and his unique piano was on the KING CRIMSON single of Cat Food in very early 1970, and it created a shock. Obviously most observers could see that the then-unknown (to most anyway) Keith Tippett was obviously an excellent pianist, but his style left many astounded, but also turning away many. But those intrigued enough, probably sought who this weird guy was. A Bristol-born cornet and pianist, who met in 67 in the BS Music School, Elton Dean, Nick Evans and Mark Charig, forming the Keith Tippett Sextet, that played to some success in London's 100 Jazz Club. . Keith Tippett would also be signalled that year on BLOSSOM TOES' two albums as well as being determinant in the SOFT MACHINE's change of musical direction towards jazz-rock, since the group became a septet, using three of Tippett's collaborators. 

Indeed, the names of Mark Charig, Lyn Dobson, Harry Miller, Roy Babbington, Elton Dean and Nick Evans should be familiar to many progheads, yet most of them had their "rock world" start with Keith Tippett and his first group. When his first solo album came out, "You Are here... I Am There" on the Phillips label, it was yet another shock as their awesome jazz-rock was at least on par with MILES DAVIS, HERBIE HANCOCK or IAN CARR's NUCLEUS, and further ahead than was Soft Machine. Funnily enough the KTG inversed their Phillips trajectory to Gracious and XXXX by having their second album on the legendary Vertigo Swirl label, while the debut was on the generic label. Titled "Dedicated To You, But You Were Not Listening" (a Soft Machine tribute), the album was certainly not easier on the ears either. 

A good part of Keith Tippett's group would find themselves playing the horns on Crimson's Lizard and even on Islands, despite the presence of Mel Collins, who was alone during the tours to fill the horn dept. This wouldn't be the only collab between Fripp and Tippett as the former also produced the only album of the latter's huge group concept of CENTIPEDE. "Septober Energy" is probably one of the most controversial albums ever, with the group consisting of up to 50 musicians including all of Blossom toes, part of Soft Machine and many jazz-rockers present on the British Isles, even including the amazing JULIE DRISCOLL, whom he would soon marry and her taking the name of her husband, but adding an "s": she'd become known as Julie Tippetts since. 

The Keith Tippett Group ceased activity in 71 and Keith's musical endeavours became even more adventurous, as he recorded some really challenging music, with Blue Print (produced by Fripp) and then found OVARY LODGE, a group that recorded two albums, the first again produced by Fripp. The music hesitates between a precursory RIO and written free jazz with improvs and contains again the usual suspects, the second album having wife Julie contributing. Keith would also help her with Julie's superb "Sunset Glow" in 74, recorded again with the usual gang, and somewhat similar and continuous of her "1969" album, still released under her Driscoll name. Since 76 (and still today), apart from appearing on Dean, Charig and other solo albums, Keith has mostly worked on his ARK or on his even more obscure MUJICIAN (sometimes with and sometimes without wife Julie), both of which projects are well into atonal and dissonant free-jazz and well out of focus of this site. 

NB: Just as Nucleus would be one of the nursery of musicians that would end up in Soft Machine, the KTG woul have 5 musicians that would later play in SM.


:::: Bio written by Hugues Chantraine ::::



A seguire - senza fini commerciali (che sarebbero assolutamente pleonastici) ma solo divulgativi - ecco la recensione del signor matteodi.leonar tratta da     :

https://www.debaser.it/the-keith-tippett-group/dedicated-to-you-but-you-werent-listening/recensione


Luci accese su uno dei grandi "cervelli" della nuova musica inglese degli anni '70, profondo teoreta e magistrale esecutore di suoni "diversi", difficili, di indiscussa portata rivoluzionaria. Aveva solo 22 anni, questo giovane e semi-sconosciuto pianista, vorace e maniacale ascoltatore dei dischi di Gil Evans e Charles Mingus (solo per fare due nomi), quando tale Robert Fripp, smanioso di dare immediato seguito ad uno dei più folgoranti esordi nella storia del Rock, lo convocò per le sessions di "In The Wake Of Poseidon"; Keith Tippett rimarrà alla corte del Re Cremisi per soli tre anni, giusto il tempo di consegnare agli archivi (e alla storia) altri due pregevoli album, tappe decisive (e in parte anche sottovalutate), nell'evoluzione di quel suono: "Lizard" e "Islands". A tal proposito, tanti crimsoniani concordano nel pensare a "Lizard" come all'album più complesso, intricato nonché stilisticamente vario del primo periodo del gruppo: e ciò che si ascolta fra i solchi di quell'opera, pesantemente influenzata da Keith Jarrett e dalle nuove sonorità elettriche del più recente Miles Davis, va in larga parte ascritto alla genialità di Tippett, anima Jazz di quei Crimson alla pari di Mel Collins (era il 1970, ma lo sviluppo della chilometrica suite che dava il titolo al disco impressiona e sconvolge ancora oggi); indiscussa è l'alchimia sonora instauratasi all'interno di quella fugace ma storica edizione dei King Crimson, se è vero che Fripp invitò (senza successo, peraltro) Tippett a rimanere nel gruppo in pianta stabile; ma il pianista di Bristol aveva già sviluppato, per conto proprio, una tale personalità artistica da riuscire ad intraprendere, in quegli stessi anni, una brillante carriera solista che in breve gli avrebbe ritagliato un posto d'assoluto prestigio fra l'aristocrazia del nuovo Jazz inglese.

Perché di Jazz parliamo, nonostante l'innegabile familiarità del Nostro con la scena Prog-Rock, e la sua abitudine a frequentare con disinvoltura gli stessi ambienti in cui agivano personalità del livello di Robert Wyatt, Elton Dean e Roy Babbington: tutti jazzisti di formazione, ma artefici di nuove forme di Jazz-Rock che Tippett non condivise "tout court", mantenendo sempre una spiccata propensione per certe soluzioni timbrico-stilistiche peculiari della tradizione jazzistica: fra queste, il diffuso impiego del contrabbasso a scapito del basso elettrico, utilizzato invece con molta parsimonia, e la scarsa, debole presenza della chitarra, che a malapena riesce a ritagliarsi spazi di rilevanza solistica.

Non Jazz-Rock, dunque (essendo la componente Rock estremamente marginale nella musica di Tippett), ma un Jazz in prevalenza acustico e altamente sperimentale"claustrofobico" a tratti, caratterizzato da grande densità strumentale e da un'ampia libertà accordata all'improvvisazione e alla ricerca. Si è spesso detto che i primi dischi di Tippett, sia con il Keith Tippett Group che con i Centipede, suonino all'ascolto più forti, più rumorosi di quanto non faccia un disco di Jazz classico (di Cool Jazz, ipotizziamo): tale impressione è confermata dalla tendenza, propria dei solisti impiegati, a ricercare un timbro espressivo molto aspro, stridulo a tratti e marcato da certa aggressività nell'approccio esecutivo. Taluni hanno anche utilizzato questo argomento per rivendicare la matrice Jazz-Rock di album come "You Are Here...I Am There", o del qui presente "Dedicated To You", ma a mio avviso ricorrere a simili etichette è del tutto improprio, considerando la significativa distanza stilistica che separa queste opere dai coevi lavori di Soft Machine e Nucleus (benché i musicisti impiegati appartengano in larga misura al giro di queste due formazioni).

Fatta questa opportuna premessa sull'estetica musicale tippettiana nel tentativo di inquadrare l'artista nella posizione che più gli compete, mi accingo a recensire l'album che di tale estetica può considerarsi la massima testimonianza. "Dedicated To You, But You Weren't Listening", pubblicato nel 1971 dalla Vertigo, è album scioccante e suggestivo insieme, a partire da una copertina sulla quale varrà la pena di spendere alcune parole: l'immagine di un feto intento a svilupparsi nel cervello di una donna che sommessamente pronuncia le parole del titolo è qualcosa che si spinge ben al di là della comunque innegabile pregevolezza artistica del disegno; più d'ogni altra cosa, essa costituisce l'immaginata rappresentazione della processualità dell'atto creativo: l'idea musicale (il feto) è concepita dal cervello e da esso viene partorita, tramite la bocca (il più elementare e primitivo strumento attraverso cui produrre suoni) essa viene comunicata e si concreta in una frase, in un messaggio fruibile da parte dell'ascoltatore. E' l'ideale manifesto di un principio di "musica cerebrale", e nondimeno in sintonia con la corporalità, l'emotività da sempre insite nell'atto improvvisativo, che del Jazz costituisce l'essenza. Il titolo dell'album è inoltre ripreso da "Soft Machine Two".

Dieci elementi sono chiamati a comporre l'ensemble incaricato di accompagnare il pianista: fra essi, l'immancabile Robert Wyatt alla batteria, Elton Dean al saxalto, Marc Charig alla tromba, Nick Evans al trombone e Roy Babbington al basso e al contrabbasso. I pezzi proposti sono per la maggior parte molto estesi ("Thoughts To Geoff" supera i dieci minuti, e per giunta viene anche sfumata in chiusura): composizioni dall'architettura preventivamente strutturata si alternano a suggestioni umorali e a momenti di pura, radicale atonalità. Risaltano le grandi qualità di Tippett in veste di arrangiatore della sezione fiati, a conferma di come il suo contributo alla riuscita dell'album non si limiti certo al suo (pur elegante e sfaccettato) tocco pianistico.

E' il sax di Elton Dean ad aprire in grande stile la quasi-Rumba di "This Is What Happens", sostenuta dal drumming incisivo e fantasioso di Robert Wyatt sul tappeto ritmico dei congas di Tony Uta; l'assolo del leader, ad occupare la seconda parte del pezzo, è debitore in egual misura del Blues e di certe linee armoniche latino-americane, ma a sorprendere è anche la tromba di Marc Charig.

Cacofonico e dissonante è invece l'inizio della lunga "Thoughts To Geoff": puro caos "governato" (è un eufemismo) dai mutevoli umori dei musicisti, fino alla risolutiva, perentoria entrata del contrabbasso che dinamizza l'atmosfera arrampicandosi su tortuose scale modali: i fiati espongono il tema all'unisono, prima di tre lunghi assoli eseguiti in successione da Evans, Charig e dallo stesso Tippett; serrato e concitato è l'assolo di piano, eseguito dal leader con stile molto "percussivo", e notevole è, nel suo complesso, il dialogo fra gli strumenti e la batteria.

Ancor più sperimentale è, per impostazione, la successiva "Green And Orange Night Park": malinconico, oserei dire funereo è in questo caso il tema d'apertura, prima che il brano si sintonizzi sull'ossessiva iterazione di due accordi di base, invitante spunto per i variegati interventi dei fiatisti: è Charig a salire in cattedra con la sua cornetta, eseguendo vorticosi fraseggi prevalentemente giocati su modulazioni dei toni acuti.

Nevrastenica (e molto zappiana) è l'improvvisazione collettiva di "Gridal Suite": rumorismo e bizzarre soluzioni sonore, fiati che "ragliano" inseguendosi sul precario ma costante sfondo di batteria e contrabbasso; si immagini la chiusura di "21st Century Schizoid Man" eseguita con strumentazione acustica e si avrà una significativa idea di come possa suonare questa insolita "suite". In "Five After Dawn" si rimane sulla stessa lunghezza d'onda, sembra d'aver di fronte la logica prosecuzione del pezzo precedente, solo nel contesto di un ulteriore inasprimento del suono e di una più netta destrutturazione delle regole compositive.

Brevissima la title-track, in realtà semplice intermezzo di 33 secondi, funzionale ad introdurre la conclusiva "Black Horse": è forse il brano più convenzionale (e di conseguenza più accessibile) del disco, e nel suo incedere latineggiante si intuiscono echi di Rhythm & Blues dei primi Santana, nonché una maggiore vicinanza a certi stilemi del Rock più classico: acido e passionale l'assolo elettrico del chitarrista Gary Boyle, già con la Trinity di Brian Auger e poi fondatore degli Isotope, ma anche Elton Dean non sfigura...

Cinque stelle storiche. Vertice assoluto nella carriera del grande Keith. Dunque, album imperdibile.


Arrivato da Bristol a Londra da poco più di un anno e mezzo, il ventiduenne pianista Keith Tippet ha avuto subito modo di farsi notare: con i King Crimson, in “In The Wake Of Poseidon” e “Lizard”, con un entusiasta Robert Fripp che gli chiede, inutilmente, di unirsi regolarmente alla formazione; e con un album inciso nel 1970, “You are here, I’m there” insieme a Elton Dean al sax, Marc Charig alla cornetta, Nick Evans al trombone, Jeff Clyne, e Alan Jackson. Aggiungendo ai primi tre Robert Wyatt, Bryan Spring e Phil Howard alla batteria, Tony Uta alle congas, Roy Babbington e Neville Whitehead al basso e Gary Boyle alla chitarra, Tippett offre una personalissima rilettura del rock-jazz, innervata dal suo pianismo di chiara estrazione free. Il risultato è un incontro tra Soft Machine e Cecil Taylor, con gli arrangiamenti di George Russell. Se l’album si apre e si chiude con due brani - "This Is What Happens" and "Black Horse" – di grande impatto ritmico e esaltante fruibilità, una big band che marcia a cento all’ora e non disdegna funk e atmosfere latine, nei restanti cinque titoli a prendere il sopravvento è il lato più avanguardistico dell’ensemble. L’entusiasmante “Thoughts to Geoff” con un assolo impeccabile di Tippett, la dolente “Green Orange Night Park”, le strutture aperte di “Gridal Suite” e “Five After Dawn”, i trentadue secondi della canzone di Hugh Hopper che dà titolo all’album, rilettura per soli fiati di un brano del secondo album dei Soft Machine, fanno di questo disco un vero classico del genere. Con l’invidiabile particolarità di non appartenere ad alcun genere. (Danilo Di Termini)


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